Leonardo DiCaprio ha quasi raggiunto Bob De Niro. Da Gangs of New York del 2002 Martin Scorsese ha iniziato un solidale rapporto di lavoro con il giovane attore rampante, dal quel film, girato in parte a Cinecittà, si sono susseguiti una serie di successi, da The Aviator, a The Departed, al recente Shutter Island che parteciperà al festival di Berlino e che vedremo nelle sale italiane dal 5 marzo. Prima di passare nella città tedesca le due star di Hollywood hanno fatto tappa a Roma per presentare la pellicola ambientata nel 1954 su un’isola da cui domina l’ospedale psichiatrico Ashecliffe, che più che una clinica assomiglia a un carcere. Leo, l’ambientalista, interpreta Teddy Daniels (DiCaprio), un investigatore che deve indagare con il nuovo partner Chuck (Mark Ruffalo) sulla scomparsa di una paziente proprio nell’istituto. Gli interrogatori non lasciano dubbi, si sta cercando di nascondere la verità e anche il responsabile della struttura, il Dr. Cawley (Ben Kinsley), non è collaborativo. La vicenda si complica quando i due detective sono costretti a rimanere sull’isola per un’improvvisa tempesta. Ecco che nella mente di Daniels ritorna sotto forma di flashback un passato segnato dalla guerra, dalla morte della moglie dopo un incendio e da un piromane che dovrebbe essere tra i pazienti del settore C, il padiglione in cui sono rinchiusi i malati più pericolosi. Ma si nasconde qualcos’altro, su quell’isola sembra si stiano facendo degli esperimenti per creare un’arma di distruzione: l’uomo senza ricordi.
Dal romanzo di Dennis Lehane - Il film è ispirato all’omonimo romanzo di Dennis Lehane, già autore di Mystic River, portato sul grande schermo da Clint Eastwood e di Gone Baby Gone (film diretto da Ben Affleck). Anche Shutter Island era predestinato al mondo della settima arte, Janet Maslin sul New York Times lo ha definito “un romanzo immediatamente cinematografico”. Un viaggio letterario e per immagini che indaga la paura e la violenza, “del testo mi ha colpito il personaggio di Daniels perché procede sul terreno della sofferenza grazie al quale possiamo porci delle domande su noi stessi – dichiara il regista -chi siamo?, Da dove nasce la violenza?, E come possiamo debellarla?”. “I personaggi di Martin spesso sono violenti – aggiunge l’attore di Titanic – pensiamo a Taxi Driver o a Toro scatenato, ma la violenza da dove scaturisce? Da un dolore interiore che poi esternalizziamo. Daniels, il personaggio più complesso, più emotivo e il più oscuro che abbia interpretato, prosegue questo cammino che indaga l’essenza dell’uomo.
DiCaprio: "Il lato dark mi incuriosisce" - Nonostante Teddy sia stato un personaggio particolarmente complesso “sono sempre nervoso quando interpreto una parte”, ammette Di Caprio che poi parla dei suoi obiettivi, “sin dai quindici anni, quando mi hanno offerto il primo ruolo da protagonista, avevo dei modelli a cui mi ispiravo, James Dean, De Niro o Montgomery Cliff, anche oggi proseguo su questo strada. Non mi pongo degli obiettivi precisi – prosegue - penso solo a relazionarmi con i ruoli che più mi toccano, certo il lato dark mi incuriosisce”. Racconta anche del suo rapporto con Scorsese “basato sulla fiducia”, dice il regista, “non solo – risponde l’attore – Martin dà la possibilità all’attore di rendere veramente tuo il personaggio, e si affida a te per portare avanti la narrazione emotiva”. Battuta finale sul denaro: “è utilissimo, importantissimo, ma non si compra la felicità e poi fino a un certo punto non nuoce, poi diventa eccesso”.
09 febbraio 2010