Canova: "Con Avatar sogniamo un nuovo godimento. E' abbastanza"

di Cristiano Sanna
Due milioni e 100 mila euro di incassi nel solo primo giorno di programmazione nei cinema italiani, 9.651.000 nello scorso fine settimana. Avatar di James Cameron si avvia a polverizzare ogni record, in poco più di un mese ha raccolto 1.602.168.000 dollari, secondo incasso di tutti i tempi a nemmeno 200 milioni di distanza da Titanic. Tanto che la Cina ne ha bloccato la visione per favorire il proprio kolossal su Confucio. Mentre James Cameron sfida se stesso, il dibattito attorno al peso specifico del film infuria. Divisi i nostri recensori, a cominciare da Natalia Aspesi per Repubblica: "Quante volte abbiamo visto un film tale e quale, con il cattivo invasore che perde e il buon selvaggio che vince? Quanto agli effetti tridimensionali, dopo cinque minuti non te ne accorgi più, tanto vale vedere il film senza occhialini che almeno non viene il mal di testa". Per Anselma Dell'Olio su Liberal: "Il tifo anti-occidentale candida Avatar a film culto di al Qaeda". Paolo Mereghetti del Corriere della Sera lo trova visivamente straordinario, ma schematico e manicheo nella sceneggiatura. Qualche altro parere prima di approfondire il tema con Gianni Canova, da noi intervistato. Così Michele Serra, ancora su Repubblica: "Il vuoto e il silenzio, la riflessione e l'elaborazione psicologica solo gli unici effetti speciali che mancano in Avatar". Entusiasta Lietta Tornabuoni su La Stampa: "Molto, molto bello: e intelligente, divertente, commovente. Avatar di Cameron (anche produttore) non ha nulla del grosso giocattolo filmico, non cerca effetti mirabolanti né personaggi epici: è più contemporaneo e anche più scaltro, nell’aria del nostro tempo sta dalla parte delle vittime". In chiusura Alberto Crespi dell'Unità: "Avatar è uno straordinario esempio di tecnologia applicata alle emozioni: un grande film e una gigantesca operazione tecnologica che sposta in là il linguaggio audiovisivo di svariate decine d'anni". Ed eccoci a Gianni Canova, docente di Teoria e critica del cinema e filmllogia alla Iulm di Milano, "cinemaniaco" per Sky, già critico Repubblica, Corsera e La Voce e direttore di Duel.
Canova, qual è il suo parere su Avatar?
"In sintesi: è un film bello? Sì. E' un film da vedere? Assolutamente sì. E' un capolavoro da rivoluzione del cinema? No".
Cosa manca al kolossal di James Cameron?
"Manca una storia meno piatta e consolante, mancano personaggi un po' più interessanti e problematici. Lo svoglimento è travolgente, con un controllo delle tecnologie di realizzazione più avanzate davvero magistrale. Dopo tre minuti si sa già tutto quello che succederà e come andranno le cose. Insomma, personalmente sono andato vedere Avatar per godere e ho solo sognato di godere. Non è comunque poco".
Magari Cameron ha puntato su un certo schematismo per affidarsi alla potenza della fiaba e dell'archetipo.
"Di archetipi è pieno il film. A cominciare da Pocahontas, con il rapporto tra colonizzato e colonizzatore, tra società naturali e culturali, tra brutalità e bellezza della natura. Senza dimenticare il recupero del panteismo in piena era new age. Ma il tutto è risolto in modo poco soprendente nella scrittura del soggetto. Da questo punto di vista ho trovato più coraggioso Titanic, che costruiva un successo mondiale su un assunto pessimista: la disfatta del capitale e della sua arroganza. Una cosa è certa: come filosofia narrativa Avatar è il primo vero film post-Bush, il primo dell'era Obama".
C'è chi sostiene che un film vale anche solo per lo stupore e l'emozione della visione in sé. E' d'accordo?
"Assolutamente sì, ecco perché dico che Avatar è un film che va visto, eccome".
E a chi protesta che tanto successo è frutto dell'induzione pubblicitaria, di un battage senza precedenti, cosa risponde?
"Che chiunque è libero di andare a vedere un altro film, se vuole. Bisognerebbe solo imparare da come Hollywood sa promuovere i suoi film e rientrare dagli investimenti. I primi dovremmo essere noi italiani, che spendiamo 10 per fare un film e 0,5 per promuoverlo. A proposito di italiani, ecco qualcosa che ci lega ad Avatar".
Che cosa?
"E' stata la rivista Focus a ricordare che dieci anni fa un piccolo film d'animazione italiano, Aida degli alberi, diretto da Guido Manuli, aveva ambientazioni e personaggi molto simili a quelli di Avatar. Non faccio un discorso sul plagio, mi limito a sottolineare come noi italiani ignoriamo film geniali e creativi e ci meravigliamo delle stesse visioni che vengono dagli Usa. Proprio per la questione a cui accennavo prima".
E chi accusa Avatar di provocare una facile fuga dalla realtà verso altre dimensioni?
"Lo trovo ridicolo. La nostra realtà vive continuamente di contatti con altre dimensioni. Immaginazione, tecnologia e realtà si compenetrano in modo inestricabile. Una lettura del genere la trovo solo vecchia, sclerotica. Mi ricorda quando nel 1700 ci fu la diffusione del romanzo e le società contadine demonizzavano le donne con la passione per la lettura. Si sa, l'immaginazione è incontrollabile e pericolosa agli occhi dei retrogradi".
 
19 gennaio 2010
 
 
  
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Incassi della settimana dal 07/05/2012 al 13/05/2012
Incasso: € 2,131,779
Regia: Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg
Attori: Alyson Hannigan, Jason Biggs, Seann William Scott
Genere: Commedia
€ 1,986,938
€ 1,969,599
€ 686,584
€ 455,113
€ 342,130

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