Chi ha letto il libro probabilmente rimarrà deluso.
Come dio comanda di Nicolò Ammaniti, premio Strega 2007, arriva al cinema il 12 dicembre. Per la seconda volta Gabriele Salvatores traduce in immagini un libro dello scrittore romano. Tutti ricorderanno
Io non ho paura. Il film non percorre fedelmente le tappe del romanzo, ma in questo caso il regista non tradisce l’autore del testo “è stata una mia scelta quella di eliminare alcuni personaggi – ammette Ammaniti – si poteva raccontare la vicenda dal punto di vista del giovane Cristiano oppure realizzare un film corale, il rischio però era di cadere nel grottesco, così abbiamo optato per la prima ipotesi, cinematograficamente più adatta. Di conseguenza ci siamo persi per strada molti volti, tra cui quello di Danilo Aprea, il personaggio che ho amato di più”.
Cristiano (Alvaro Caleca) è un alunno come tanti altri, tranquillo e solitario. Suo padre, Rino, (Filippo Timi) è un lavoratore precario che insegna al figlio l’arte della difesa attraverso metodi non ortodossi. La sua arma prediletta è la pistola e il suo idolo è Hitler. “Anche oggi ci vorrebbe un Hitler che elimini i negri e gli extracomunitari. Gli arabi, gli zingari e i rom sono peggio degli ebrei”, dice.
Un amore folle tra padre e figlio - Nonostante le difficoltà e la mano dura di un padre nazista, i due si amano alla follia e nel momento più tragico questo amore esplode. Con loro troviamo l’amico Quattroformaggi (Elio Germano), un ragazzo rimasto strano a causa di un incidente con i fili dell’alta tensione. Il suo mondo è fatto di presepi dai mille personaggi e da una pornostar che si materializza per errore in Fabiana (Angelica Leo), una compagna di scuola di Cristiano che cambierà per sempre i loro destini.
Salvatores e il legame con Nicolò Ammaniti - “Nel corso degli anni con Nicolò abbiamo instaurato un rapporto d’amicizia – afferma Salvatores - quando ha iniziato a scrivere il romanzo mi aveva accennato al rapporto tra Rino e Cristiano, subito mi aveva colpito questo padre cattivo che con tanto amore insegna l’odio al figlio. L’altro aspetto interessante - continua il regista - è che i suoi libri attraverso tinte noir raccontano l’Italia contemporanea e allo stesso tempo hanno una struttura ancestrale, la sceneggiatura (scritta con Antonio Manzini ndr) è simile a tante tragedie di Shakespeare: c’è un principino, un padre e un pazzo che si ritrovano in preda ai giochi del destino”.
Il regista: "Ho cercato di tenere lontano i fatti di cronaca" - Qui sono avvolti anche da piogge infinite e da un’atmosfera fredda circondata dalle prealpi del Friuli. Dicevamo la contemporaneità: “L’80% degli omicidi avvengono all’interno del contesto famigliare e non sono imputabili agli immigrati – spiega Salvatores – bisogna chiedersi il perché. Negli anni Settanta è stato messo in discussione il ruolo del padre prevaricatore, nello stesso tempo è giusto dire cos’è bianco e cos’è nero altrimenti può essere dannoso”. Uno sguardo che comunque non prende sputo dai fatti di cronaca. “Ho cercato di tenerli lontano, stanno invadendo troppo la tv e le pagine dei giornali – dice - mi interessava campire cosa si nascondeva dietro i personaggi, volevo inserirli in una dimensione più ampia, di favola nera”.