Il vero nome dell'attrice è Anna Kristiina Palomaki. Nata in Finlandia il 22/04/72 da madre finlandese e padre romagnolo, a 6 anni si trasferì in Italia. Ha iniziato la sua carriera come modella nel '91. Collabora con Tiscali Notizie dal marzo 2007
 
 

Che (L'argentino - Guerriglia)

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Attrice e produttrice

Il fascino di Anna
 
Benicio Del Toro in una scena di "Che L'Argentino"
Benicio Del Toro in una scena di "Che L'Argentino" 

"Che" è un progetto ambizioso ma purtroppo non raggiunge lo scopo

di Anna Falchi (www.annafalchi.it)

12 Maggio 2009 - L’infaticabile Steven Soderbergh (Sesso, bugie e videotape; Traffic; Ocean’s eleven) ha presentato a Cannes nel 2008 il film biografico che celebra le gesta del comandante Ernesto Che Guevara, Che, che unisce “The Argentine” e “Guerrilla”. Si è pensato così - come fu fatto con Grindhouse/Planet Terror di Tarantino - di dividere in due blocchi il film costringendo il pubblico ad andare nel giro di venti giorni due volte al cinema: una strategia alquanto discutibile anche perchè non si è consoderata l’eventualità che se qualche spettatore non rimane soddisfatto della prima parte molto difficilmente andrà a vedere la seconda.

Sette anni di ricerche sulla vita del Che - Lo sviluppo e la gestazione del progetto ha avuto tempi molto lunghi: sette anni di ricerche più un anno per trovare i finanziamenti. La prima parte va dal 1956 al 1959: con 80 ribelli il Che, un giovane medico idealista, e Fidel Castro, un avvocato già pieno di fervore rivoluzionario, si dirigono verso l’Havana per destituire il dittatore Batista attraverso un colpo di stato. Sullo sfondo, tra continui salti temporali evidenziati dalle didascalie, abbiamo, spezzettata, l’intervista che il Che rilascia a New York per un’emittente americana e, soprattutto, il suo intervento al celebre convegno dell’Onu del 1964 (queste situazioni sono girate con un in B/N elegante che crea un significativo contrasto con le altre scene a colori, spesso scene d’azione, notturne - Sodebergh non è nuovo a questi esperimenti formali).

Film lento e interpretazione di Benicio Del Toro statica - Il progetto è quindi molto ambizioso ma purtroppo non raggiunge lo scopo prefissato: alla resa dei conti il tutto risulta dispersivo e privo di omogeneità. Insomma il film è decisamente lento e l’interpretazione di Benicio Del Toro, perlomeno in questa prima parte, appare talvolta statica (benché la star pare abbia lavorato molto alla preparazione di questo ruolo e nonostante sia stato premiato a Cannes come miglior attore). Tra l’altro non ci sono altri nomi di attori noti nel cast: si è deciso quindi di puntare solo sulla fama di Benicio Del Toro e sulla grande risonanza del personaggio di Che Guevara. Si è deciso erroneamente di concentrarsi molto sulla mimesi e sui dettagli - come l’immancabile sigaro e quella barba resa famosa dal grande merchandising di immagini che ne seguì: ne emerge una visione fredda, distaccata che non riesce a far cogliere quella complessità umana e quella passione che fece infiammare gli animi, fece esaltare il popolo cubano e, negli anni a seguire, le tante generazioni di giovani che hanno eletto l’icona di Che come punto di riferimento umano e politico.

Una pellicola che non riesce ad emozionare - Insomma questa prima parte, un po’ documentario e un po’ agiografia, non riesce ad emozionare se non nella scena in cui il popolo dell’Havana acclama a gran voce il Che come il comandante che ha liberato Cuba da una drammatica dittatura e in quella dove riceve un caloroso applauso dai membri delle Nazioni Unite dopo il suo discorso di denuncia contro l’imperialismo Nord americano e lo sfruttamento di Cuba. Dal punto di vista formale Che è ovviamente un ottimo film. Ma sappiamo tutti che Steven Soderbergh è un maestro nella cura dell’immagine - e anche stavolta fa il direttore della fotografia firmandosi con lo pseudonimo di Peter Andrews. Il film ha una natura itinerante, Soderbergh ha deciso di concentrarsi sul “viaggio”, sulla marcia per giungere all’Havana che comprese tappe molto ostili, come il lungo periodo sulle montagne della Sierra Maestra, la conquista di santa Clara, fino alla presa della capitale. Devo dire però onestamente intellettuale che il film è massacrato dal doppiaggio della versione italiana che ci priva del tutto della sfumatura più importante del personaggio, ossia il fatto che il Che fosse “argentino” e quindi si perde (in un doppiaggio piatto e univoco) la caratterizzazione di “straniero” sulla quale il regista aveva lavorato molto (da lì il titolo Che l’argentino).
Frase più incisiva del film: “Se cominciassimo a vendere magliette con la tua faccia diventeremmo miliardari…”

 
 
 
  
 
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