
di Anna Falchi (www.annafalchi.it)
24 Marzo 2009 - David Fincher, autore di film di culto degli anni novanta come Seven, Fight club e del recente, suggestivo, Zodiac questa volta si cimenta con un progetto più commerciale, più hollywoodiano: The curious case of Benjamin Button tratto dal racconto breve dal titolo omonimo di Francis Scott Fitzgerald scritto nel 1921. Il regista nativo di Denver dopo dieci anni torna a lavorare colla star hollywoodiana Brad Pitt che, maturato ancora di più dopo l’esperienza con i fratelli Coen, si ritrova a interpretare forse il ruolo più singolare della sua carriera uscendone, sicuramente, a pieni voti. The curious case of Benjamin Button su tredici nominations ha ottenuto tre premi Oscar: per l’eccezionale scenografia di Donald Graham Burt e chiaramente per il miglior trucco ed effetti speciali.
Troppe similitudini con Forrest Gump - Sicuramente tra gli elementi più degni di nota c’è anche la coinvolgente atmosfera creata da una fotografia calda e seppiata, una costante di tutti i film di Fincher. Insomma questo film è di una perfezione quasi manieristica ma purtroppo ha dei problemi di sceneggiatura (incredibilmente sterminata, 166 minuti di film): le scene a inserto con Julia Ormond sono didascaliche, lunghe, noiose e spezzano troppo il ritmo; c’è un prologo quasi inutile slegato dal resto della storia (la sequenza dell’orologio al contrario) e poi, soprattutto The curious case of Benjamin Button manifesta eccessiva somiglianza con Forrest Gump, il grande successo di Robert Zemeckis. Non ha caso lo sceneggiatore dei due film è lo stesso, Eric Roth (al sicuro quindi da plagio), il quale ha pensato saggiamente di usare la stessa vincente struttura narrativa. Tante sono le analogie tra le due pellicole: come Forrest (Tom Hanks) si innamorava di Jenny (Robin Wright Penn) qui Benjamin si innamora da quando è giovanissimo - quindi vecchio come conseguenza dell’artificio narrativo - di Daisy (Cate Blanchett); al posto dell’amico di Forrest, Bubba (il nero che mangiava i gamberetti) c’è un altro ragazzo di colore che parla in modo strano e amichevole con Benjamin. Poi c’è anche qui un comandante dall’aria vissuta e maledetta (come Gary Sinise che rimaneva senza gambe) in questo caso il capitano Mike (l’affascinante Jared Harris). Ci sono anche i dialoghi su una panchina con gli attori inquadrati da dietro come la locandina di Forrest Gump e, dulcis in fundo, in luogo della piuma che aleggia nell’aria c’è un colibrì che a volte svolazza. La storia incuriosisce ma non c’è nessuna suspense perché tutti sappiamo che Benjamin Button nasce vecchio e crescendo ringiovanisce. Sarebbe potuto essere considerato un freak ma il film avrebbe preso un po’ una piega alla David Linch: invece Benjamin, abbandonato perché diverso e adottato da una caritatevole donna di colore Queenie (la brava Taraji P. Henson), vivrà in un ospizio dove vedrà sempre gente morire.
Brad Pitt promosso a pieni voti - Rilevante la performance di Brad Pitt, aiutato da un trucco straordinario e dagli interventi della tecnologia digitale; certo è paradossale che questa sua malattia genetica passi quasi inosservata: solo dopo quasi due ore di film qualcuno finalmente andrà da lui e gli dirà “Benjamin è incredibile…ma tu stai ringiovanendo”. In definitiva in questo film non c’è mai tensione narrativa e tutti gli spettatori nel momento in cui si siedono sanno che li aspetta un prevedibile finale. Molto noiosa infine la parentesi amorosa, tirata per le lunghe con un eccessivo ricorso al patetismo.
Ma poi soprattutto questo Benjamin che fine fa? Torna ad essere feto e poi scompare come per magia?....In conclusione The curious case of Benjamin Button è un film che non realizza se non in minima parte le intriganti premesse iniziali e segna una battuta d’arresto nell’originale percorso di Fincher.
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