
di Anna Falchi (www.annafalchi.it)
Il regista israeliano Ari Folman si trova in un pub e sta sorseggiando una birra con un amico di vecchia data. L'amico gli racconta che sogna sempre di essere inseguito da 26 cani inferociti, un incubo ricorrente che si ricollega al periodo in cui i due, giovani, furono arruolati dall'esercito israeliano e spediti in missione in Libano. Era l'inizio degli anni Ottanta, il periodo in cui avvenne il massacro di Sabra e Shatila da parte dei falangisti cristiani: la stima dell'immane tragedia è di circa 3.500 morti - il tutto avvenne in poche ore. Ari sembra non ricordare nulla, o sembra non voler ricordare ciò che sicuramente il suo inconscio traumatizzato ha voluto rimuovere. Ma il percorso che decide di compiere si concretizzerà in un film notevole, Valzer con Bashir.
Il dolore che torna dal passato - Nella sua memoria c'è come un misterioso buco nero: così il regista prima si affida al parere esperto di un terapeuta (“La memoria è dinamica, è viva. Riempie tutti i buchi del passato, anche con ricordi irreali”) finchè decide di riportare alla luce definitivamente i suoi sepolti ricordi andando alla ricerca dei suoi commilitoni per intervistarli. Gradualmente Ali comincerà a ricostruire il mosaico di quel tragico evento che ha segnato il popolo israeliano per un'intera generazione. Fino al ricordo completo. Folman sceglie di rivivere il massacro attraverso la rappresentazione di una dimensione quasi lisergica, sospesa, come un sogno surreale che fa rivivere allo spettatore il punto di vista ingenuo dei giovani soldati (c'è anche un chiaro omaggio a uno dei film più celebri del cinema di guerra, Apocalypse Now di Francis Ford Coppola).
Viaggio nella memoria - Quello di Folman è quindi un vero e proprio viaggio nella memoria individuale e collettiva di un popolo che non vuole dimenticare: e la originale soluzione espressiva scelta è quella di un film d'animazione che si dipana attraverso ben 2300 tavole disegnate a mano – con un tratto che ricorda lo stile della pop art. Ari Folman, regista e sceneggiatore di grande spessore, ha il coraggio e il merito di mostrare un pezzo di storia indicibile, un massacro a cui l'esercito israeliano assistette impotente (ma non tutti gli storici sono d'accordo sull'impossibilità di un deciso intervento per porre fine al massacro) e decide di farlo con la tecnica del disegno animato, perchè l'orrore della guerra può passare solo attraverso questo filtro scarno ma efficace. Su questo scomodo e tragico avvenimento fino ad oggi si è spesso gettato un velo imbarazzato e il merito di Folman è quello di compiere questa ricostruzione con partecipazione e rigore analitico.
Un valzer visionario - Il film è molto parlato e forse a tratti inclina verso un tono troppo didascalico ma forse ciò era necessario vista la scarsa conoscenza di molti su questo tragico episodio che ha segnato per anni le relazioni tra Israele e gli stati arabi. Il titolo molto suggestivo, Valzer con Bashir, fa riferimento alla struggente scena di un soldato che spara all'impazzata come in un valzer spericolato e straniante sotto l'effige gigantesca di Bashir Gemayel, l'osannato politico libanese ucciso in un attentato poco prima di poter diventare Presidente della Repubblica. Estremamente efficace la musica, quasi new age, che, specie nei momenti più surreali, aiuta a creare quella dimensione sospesa, onirica proprio mentre la tragedia è in atto. Per capire appieno il senso ultimo di questo film basta assistere all'ultima straziante sequenza fatta di vere immagini di repertorio che inizia con l'audio originale per poi diventare muta. Basta solo quello.
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