
di Anna Falchi (www.annafalchi.it)
Il regista inglese Danny Boyle (Trainspotting, The Beach) questa volta per girare la sua nona pellicola cinematografica, The Slumdog Millionaire, decide di andare in India e incantarci con la splendida favola di Jamal.Tratto dal bestseller “Questions and Answers” dello scrittore indiano Vikas Swarup, romanzo di formazione dove si racconta la drammatica vita del piccolo Jamal - da sempre innamorato di Latika sua amica del cuore - che, dopo aver attraversato un'infanzia molto difficile diventa uno Chaiwallah (il ragazzo che porta il the negli uffici)e si ritrova per caso a partecipare a “Chi vuol essere milionario”.
Eccezionale e vincente innanzitutto è la struttura della sceneggiatura scritta da Simon Beaufoy: i dodici quiz che vengono posti al ragazzo da una sorta di cinico Jerry Scotti indiano (interpretato magistralmente da Anil Kapoor, una vera e propria leggenda di Bollywood) sono l'occasione per mostrare allo spettatore con dei flashback la storia rocambolesca di Jamal, dal momento che a ogni risposta si collega un evento nevralgico da lui vissuto. In realtà Jamal partecipa allo show non tanto per i soldi quanto per ritrovare e ricongiungersi con la sua amata Latika, sua unica ragione di vita, che scoprirà essere legata al più potente boss di Dharavi - il più esteso slum dell'India, dove il film è quasi interamente girato. Boyle si appropria e fa suoi con grande abilità alcuni elementi della cultura indiana, soprattutto le atmosfere e la struttura da melodramma a lieto fine. C’è poi un'alternanza di fasi di thriller e di humor ma ci sono anche terribili sequenze che denunciano l'aspro e spietato cinismo nello sfruttamento minorile nei paesi del terzo mondo, immagini della stessa durezza, se non di più, del nostrano Gomorra.
Da sempre i personaggi di Boyle sono in preda a una magnifica ossessione, il consumo e la dipendenza da qualcosa: nelle pellicole precedenti soldi, eroina, sole - questa volta un amore tenacemente vissuto e inseguito. Jamal (Dev Patel, già conosciuto perchè uno dei protagonisti della serie televisiva inglese di culto Skins) è un ragazzino educato e pacato a differenza del fratello Salim, più rabbioso e carismatico, un carattere un po' alla Amitabh Bachchan (idolo del cinema idiano degli anni '70 citato nel film in una scena esilarante). Tra i due “moschettieri” (come amavano definirsi i fratellini) si inserisce la dolce Latika; i tre bambini sono orfani, vivono un'infanzia di miseria ed espedienti, ma stanno sempre uniti finché non saranno crudelmente separati. Da quel momento in poi Jamal cercherà per sempre di ricongiungersi con Latika (la bellissima modella e attrice Freida Pinto). Un altro elemento cardine del film, essenziale nella cultura popolare indiana nonché nella filmografia dell'autore inglese, è la musica: splendide sono le composizioni di Allah Rakha Rahman (uno dei più grandi compositori indiani di colonne sonore) che entrano in un felice rapporto dialettico con le immagini.
Il film oscilla continuamente tra scene più potenti e ritmate con un montaggio esplosivo che si contrappongono a situazioni notturne, quasi statiche e prive di commento sonoro. Insomma Danny Boyle, senza essere mai stato prima in India, gira un film che sembra corrispondere a tutti i diktat dell'estetica bollywoodiana - con tanto di balletto finale con i protagonisti – laddove c'è un eroe che contro tutto e tutti riuscirà a ricongiungersi con la sua amata. Eccellente la direzione di bambini non-attori scelti sul posto; magistrale il montaggio, in odore di Oscar, di Chris Dickens e la fotografia sgranata di Anthony Dod Mantle. In sintesi The Slumdog Millionaire è un film rafinato e pregevole- anche se Trainspotting, forse rimane ancora il film più incisivo della carriera del talentuoso regista inglese.
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