
di Anna Falchi (www.annafalchi.it)
Il Passato è una terra straniera, terzo lungometraggio di finzione di Daniele Vicari, nasce da una sceneggiatura scritta a quattro mani dal regista insieme con il magistrato Gianrico Carofiglio, autore dell’omonimo romanzo autobiografico. Questa volta il regista aretino, Davide di Donatello come opera d’esordio con Velocità massima, racconta la storia a tinte fosche di un'inquieta evoluzione psicologica, ambientata in una Bari notturna e silenziosa, tra sale d’azzardo, yacht di lusso pieni di malavitosi, dove si percepisce il rumore delle banconote che frusciano e la puzza delle bettole e dei loschi appartamenti dove si gioca a poker. Nel percorso estremo del protagonista il “passato” non è più il ricordo di momenti felici da conservare ma un deserto di emozioni che non ha più nulla da dire, appunto una terra “straniera”.
E’ questo il caso di Giorgio (Elio Germano, David di Donatello per Mio fratello è figlio unico), prossimo alla laurea in legge e felicemente fidanzato, che durante una festa incontra Francesco (Michele Riondino), un ragazzo dai modi magnetici, baro e frequentatore di bische per professione, del quale d’istinto prende le difese durante una rissa. Da lì in poi inizia un’amicizia che porterà Giorgio a compiere un viaggio in una in una dimensione psicologica nevrotica fatta di soldi facili, sesso, droga. Giorgio entra in questa spirale fino ad approdare a Barcellona dove si troverà inghiottito definitivamente in un abisso di violenza e perdizione.
Interessante la struttura drammaturgia: si parte con un flashback iniziale per poi ritornarci alla fine, fino alla chiusura del cerchio - alla maniera del primo Billy Wilder. Ma soprattutto incisivo l’aspetto formale del flashback, con i contorni ovattati che fanno assumere alla realtà connotati onirici e che comunica perfettamente il senso di disagio del giovane protagonista.
Straordinaria la musica felicemente straniante del maestro Teho Teardo (Il Divo, Davide di Donatello per La Ragazza del lago) e di Benni Atria; e curatissimo in generale il sound design del film (avevo notato una attenzione notevole per il montaggio del suono, quasi all’americana, anche ne L’orizzonte degli eventi, il secondo film di Vicari). A rendere astratti, cupi e ambigui i luoghi e i volti della storia ha un ruolo primario anche la bella fotografia di Gherardo Gossi e soprattutto la maniera di raccontare del regista che vuole aderire con la macchina da presa alla inquieta personalità del protagonista.
Impreziosisce poi la pellicola l’interpretazione profonda e intensa di Elio Germano: fin dai primi piani della scena iniziale il suo volto esprime una sofferta dimensione esistenziale. Come sempre magnetica Valentina Lodovini e brava, bella e misurata Chiara Caselli. Ottimo l’esordio del giovane bello e dannato Michele Riondino. Daniele Vicari alla sua quarta pellicola si conferma quindi come una bella realtà del cinema italiano : le sue sono sempre storie dure mostrate in maniera cruda e realistica con un lavoro rigoroso nella direzione degli attori. Insomma che altro dire questo film è talvolta scomodo ma riesce ad essere sempre veramente coinvolgente.
Segnala su
Bottle sharing: condividendo si risparmia?
Dal Vinitaly l'ultima proposta nel campo del risparmio.
New Moon
"New Moon", l'amore di Bella tra vampiri e licantropi, sogni premonitori e tanto romanticismo. Guarda il trailer.